Scopri come costruire personaggi capaci di trainare da soli il tuo romanzo, dalla prima all’ultima pagina.
Barbara Pieriha lavorato sui personaggi con Stefania«Il corso insegna a creare personaggi vivi, veri, umani in tutto e per tutto, con relazioni reali fra loro.»
Martina Veglienzoneha lavorato sugli archi di trasformazione con Stefania«Assolutamente interessante il percorso dell’arco di trasformazione dei personaggi.»
Mariacristina Guarinoha lavorato sui trope con Stefania«Un vero e proprio tesoro per un romanziere. Una fonte di ispirazione continua.»
Con Stefania Crepaldi editor e agente letteraria autrice pubblicata da Salani, diritti TV acquisiti vincitrice del Torneo IoScrittore 2020
Se hai partecipato al workshop del 3 settembre, hai una scheda compilata davanti a te. E probabilmente hai già capito una cosa che prima non vedevi: il tuo personaggio principale ha dei punti in cui non regge. Forse l’hai sentito leggendo le tue stesse risposte, forse durante la diretta, quando abbiamo smontato insieme come nasce un personaggio che resta.
Se invece arrivi qui senza aver fatto il workshop, nessun problema. Fai molta attenzione a quello che ti sto per dire…
In entrambi i casi la domanda è una sola:
Come sistemo il mio personaggio?
Per risponderti, però, devo raccontarti come tutto è iniziato.
Da due anni, al Salone del Libro di Torino, parlo con scout e editori di case editrici diverse, anche fra le più importanti. E da due anni mi sento ripetere la stessa frase, quasi con le stesse parole: cerchiamo personaggi forti, riconoscibili, capaci di distinguersi. E aggiungono che trovarne di davvero originali è difficilissimo.
Poi torno alla mia scrivania, leggo i manoscritti che arrivano in agenzia e vedo esattamente il motivo per cui gli editori dicono così.
Perché non è che quei manoscritti siano scritti male. Il punto è un altro, ed è più scomodo: quasi tutti i personaggi che non funzionano sono personaggi costruiti bene. Hanno un passato, un carattere, una ferita, perfino un difetto scelto con cura. Chi li ha scritti sa tantissimo di loro. Eppure, quando arrivano sulla pagina, parlano come gli altri, reagiscono come gli altri, occupano una funzione nella storia e non lasciano un’impronta.
In più di dieci anni di lavoro editoriale gli errori che ho incontrato più spesso sono sempre gli stessi: personaggi piatti, dialoghi che si somigliano, conflitti poco credibili, trasformazioni che non arrivano. E quasi sempre nascono dallo stesso punto: la scrittura di getto, senza un metodo per governare quello che il personaggio deve muovere in chi legge.
E chi scrive questa cosa la sente, anche senza saperla nominare. Lo dicono con le loro parole:
«Ho paura che un editor legga il mio libro e pensi: uno dei tanti, nulla di speciale.»dalle risposte di chi scrive
«Che i personaggi risultino piatti, senza anima. Che la storia non coinvolga il lettore come vorrei.»dalle risposte di chi scrive
«I miei personaggi sono piatti, non hanno una propria voce.»dalle risposte di chi scrive
«Scrivo pagine e pagine su un singolo personaggio e finisco per perdermi, senza riuscire più a focalizzare cosa è davvero importante. E ancora più difficile è ricordare tutte queste informazioni quando devo iniziare a scrivere.»dalle risposte di chi scrive
Apri una pagina di dialogo, una qualsiasi. Cancella i nomi dei personaggi, o coprili con un dito. Adesso rileggi.
Capisci ancora chi sta parlando?
Se sì, ottimo: i tuoi personaggi hanno una voce e questo corso ti servirà per portarla fino in fondo.
Se invece le battute potrebbero appartenere a chiunque e per orientarti hai bisogno di rimettere i nomi, allora i tuoi personaggi si somigliano troppo. Non è una tua mancanza. È l’errore più frequente che incontro nei manoscritti. E nella maggior parte dei casi chi scrive non se ne accorge da solo: quel personaggio lo conosce troppo bene per sentire che, sulla pagina, non arriva.
Adesso che il problema ce l’hai davanti e non solo raccontato, possiamo passare alla parte che conta:
come si risolve?La prima è pensare di doverne sapere di più. Un’altra scheda, un’altra biografia, altre pagine di appunti. Ma non è un problema di informazioni. La maggior parte di quello che sai del tuo personaggio non arriverà mai a chi legge, perché il lettore non ha accesso alla tua testa. Ha solo quello che finisce sulla pagina.
La seconda è la paura di essere banali, che spinge a evitare qualsiasi forma già vista. Il risultato sono storie fredde: un personaggio costruito solo per essere diverso non ha radice universale. Non somiglia a nessuno, quindi non riguarda nessuno. È rumore, non voce.
La terza è credere che progettare i personaggi uccida la creatività. È il timore più comune e capisco da dove nasce. Ma la creatività non è un talento innato che si rovina toccandolo: è un processo intellettuale e come ogni processo si può guidare. Lo racconta meglio di me una lettrice che è passata di qui:
«Avevo dei dubbi all’inizio, come se progettare i personaggi svilisse il senso della scrittura e della fantasia. Mi rendo conto adesso che non è per niente così.»
E un’altra, con una formula che uso spesso perché è più precisa di qualsiasi mia definizione: «non nuoce alla creatività, anzi, addirittura la stimola nella direzione prescelta.»
La differenza quasi mai sta nella quantità di dettagli. Sta in un altro punto: quei personaggi toccano una forma che il lettore già conosce e poi la spostano di qualche grado.
Quella forma ha un nome. Si chiama
Facciamo un altro esperimento, più veloce del primo. Questi cinque romanzi hanno autori diversi, epoche diverse, generi diversi e pubblici diversi. C’è un classico dell’Ottocento, un thriller nordico, un fantasy italiano, un romance e un romanzo letterario. Guardali per un secondo e prova a dire che cosa hanno in comune.
Due cose. La prima è che sono tutte storie trainate dai personaggi. La seconda è che sono tutte e cinque modellate sullo stesso trope: la vendetta.
Nessuno di questi cinque romanzi è mai stato accusato di essere banale. Eppure partono tutti dalla stessa identica forma, quella che tu stai evitando per paura di somigliare a qualcuno.
E nessuno dei cinque somiglia agli altri, perché ognuno ha fatto a quella forma una cosa diversa. Quale cosa e come si sceglie, è esattamente il lavoro delle due giornate.
I trope derivano dai topoi della tradizione classica e rappresentano dinamiche, modelli e configurazioni narrative che ritornano nel tempo. Vendetta, sacrificio, redenzione, ritorno, tradimento sono solo alcuni esempi. Il tòpos, dal greco, è il luogo comune nel senso originario: un motivo che tutti riconoscono. Ed è proprio questo il suo potere.
Vale la pena mettere in fila quattro parole che non sono sinonimi, perché da qui nasce quasi tutta la confusione.
Il motivo universale: la vendetta, il ritorno, il patto.
La figura profonda che ricorre nell’immaginario collettivo: il mentore, l’ombra, la madre.
L’uso riconoscibile e codificato di un topos o di un archetipo dentro una tradizione narrativa, ed è la parola che i lettori usano oggi.
Non è nessuna di queste tre cose.
Perché nessun trope nasce cliché. Ci diventa quando viene eseguito senza consapevolezza e senza scarto. Il cliché non è un contenuto, è uno stato: una categoria di esecuzione, non di materia. La stessa forma può produrre Amleto o una figurina.
Chi apre il tuo romanzo non arriva vuoto. Porta con sé centinaia di storie già lette, viste, ascoltate da bambino e il tuo personaggio verrà letto dentro quella memoria, che tu lo voglia o no. Puoi ignorarla e perdere, oppure usarla.
Ed è qui che entra quella che chiamo la legge del riconoscimento:
si ama ciò che si riconosce, si ricorda ciò che sorprende
Senza riconoscimento non c’è aggancio e il lettore resta fuori. Senza sorpresa non c’è memoria e il lettore esce senza portarsi via niente. Servono tutte e due. Il trope rassicura chi legge, perché gli offre una forma che conosce; l’originalità arriva da quella piccola percentuale di variazione che la rende tua.
Da qui il triangolo del personaggio memorabile: universale, cioè il bisogno umano sotto il personaggio; specifico, cioè i dettagli materiali che appartengono solo a lui; inatteso, cioè lo scarto rispetto a come quella forma si comporta di solito. Se manca l’universale hai un personaggio freddo, tecnicamente ineccepibile, che non riguarda nessuno. Se manca lo specifico hai un personaggio generico, sostituibile con qualsiasi altro dello stesso tipo. Se manca l’inatteso hai un personaggio prevedibile, che si legge volentieri e si dimentica subito.
Il punto quindi non è evitare i trope. È capire come utilizzarli senza costruire personaggi prevedibili: partire da un modello riconoscibile, capire da quale tradizione narrativa nasce il tuo personaggio e individuare ciò che lo rende diverso dai personaggi che lo hanno preceduto. Originalità e riconoscibilità devono convivere. Un personaggio completamente privo di riferimenti rischia di risultare difficile da leggere; un personaggio troppo aderente a un modello già noto rischia invece di sembrare già visto.
Questo corso non insegna a inventare personaggi. Insegna a riconoscere quello che stai già scrivendo, a capire perché tocca o non tocca chi legge e a lavorarlo finché diventa insostituibile. E un personaggio insostituibile non è un esercizio di stile: è quello che decide se il tuo romanzo si legge fino in fondo o si posa a pagina trenta.
È un lavoro tecnico. E come tutti i lavori tecnici, si può imparare.
Li costruisci uno per uno. E poi impari a combinarli, perché un personaggio riuscito regge una scena, ma è l’incastro fra i personaggi che rende un romanzo impossibile da posare.
Un romanzo trainato dai personaggi è un romanzo in cui la storia non spinge i personaggi da dietro: sono loro a tirarla. Il lettore non segue la trama, segue qualcuno. Ed è il tipo di romanzo che gli editori mi chiedono da due anni a Torino, perché è quello che i lettori comprano e ricordano. Qui non lavoriamo sulla trama. Lavoriamo su chi la muove.
Trope Evolution nasce per aiutare autori e autrici a capire come far funzionare davvero i personaggi del proprio romanzo, rendendoli riconoscibili, coerenti e capaci di sostenere la storia. L’obiettivo è lavorare sui personaggi in modo concreto, dalla loro funzione narrativa alla resa sulla pagina, per costruire un romanzo più solido, più riconoscibile e più appetibile in vista di una pubblicazione soddisfacente.
Durante il corso lavoreremo prima di tutto sulla gerarchia dei personaggi. Vedremo come distinguere il personaggio principale dagli altri, quale funzione affidare ai comprimari, come costruire relazioni utili alla storia e come evitare che il cast risulti sovraccarico o poco leggibile.
Ci concentreremo poi sugli elementi che definiscono davvero un personaggio: desideri, conflitti, contraddizioni, ruolo narrativo, rapporto con gli altri personaggi e percorso di evoluzione.
Una parte importante del lavoro riguarderà i trope, e il concetto di evoluzione del trope che hai appena letto: partire da un modello riconoscibile, capire da quale tradizione narrativa nasce il tuo personaggio e individuare ciò che lo rende diverso dai personaggi che lo hanno preceduto. Trope Evolution lavora proprio su questo equilibrio.
Accanto alla progettazione narrativa, affronteremo la resa concreta del personaggio sulla pagina. Vedremo come costruire un tono di voce riconoscibile, come differenziare i dialoghi, come utilizzare il punto di vista, come far emergere il carattere attraverso azioni e reazioni e come il contesto modifica il modo in cui un personaggio osserva e interpreta ciò che gli accade. L’obiettivo è evitare che il personaggio resti definito soltanto nella scheda di progettazione, spesso noiosa da compilare e fare in modo che le caratteristiche stabilite all’inizio diventino visibili durante la lettura.
Alla fine del corso avrai strumenti per lavorare sia sul singolo personaggio sia sull’intero sistema dei personaggi del romanzo: capire chi deve occupare il centro della storia, quali relazioni devono essere rafforzate, come distinguere le diverse voci e come rendere ogni figura coerente con il proprio ruolo narrativo.
In concreto, uscirai dalle due giornate sapendo come velocizzare il processo di scrittura dei personaggi, superare i dubbi sulla caratterizzazione, rendere ogni figura tridimensionale, mantenere il controllo della narrazione e individuare i punti su cui intervenire in revisione.
Serve avere già un’idea, dei personaggi su cui lavorare o un romanzo in corso. Se hai scritto interamente il tuo romanzo, non è un problema, è l’occasione per capire se i personaggi funzionano.
«Suggerisco di lavorare con Stefania a chiunque sia seriamente interessato a crescere e mettersi in discussione. Se vuoi dare sempre di più alla scrittura è a lei che ti devi rivolgere.»
«Ringrazio Stefania Crepaldi che opera sui testi come un maestro d’orchestra dando la giusta forma ai cumuli di parole che scriviamo noi mortali.»
«Cara Stefania, voglio ringraziarti per il lavoro che hai fatto. Accurato e prezioso. Sei una persona e una professionista seria e questa esperienza con te mi riconcilia con l’editing. La tua meticolosa analisi mi ha già fatto riflettere.»
Quando esci dalla sessione hai già prodotto qualcosa, non solo ascoltato. Ogni giornata è identica nella struttura: due moduli al mattino, due al pomeriggio e mezz’ora finale dedicata alle domande. Sei ore di presenza al giorno, dodici complessive.
Apriamo con un fatto scomodo: quasi tutti i personaggi che non funzionano sono personaggi costruiti bene. Hanno un passato, un carattere, una ferita scelta con cura, e non lasciano traccia. Spostiamo la domanda da «quanto so del mio personaggio» a «che cosa il mio personaggio muove in chi legge». Sono due domande diverse e solo la seconda produce memoria.
Vediamo quali sono le categorie principali dei trope e come dovrebbero essere inserite nel tuo romanzo per aiutare il lettore a empatizzare subito con la storia.
Vediamo la catena che tiene insieme un personaggio: ferita, menzogna che si racconta per sopravvivere alla ferita, desiderio dichiarato, bisogno reale che contraddice il desiderio. Da quella catena nasce il tema del romanzo: la domanda morale che il libro pone senza mai formularla.
Il confine fra trope e cliché esiste ed è riconoscibile. Impariamo a vederlo prima che lo veda un editore. Ti mostro cinque segnali e ce n’è uno in particolare (il più frequente e il più grave) che da solo basta a spegnere l’attenzione sul romanzo. Poi faremo un test per capire se hai le idee chiare e se le decisioni che hai preso sono quelle giuste.
È il cuore del metodo e il modulo che dà il nome al corso. Sette passaggi che trasformano un modello in un personaggio che nessun altro avrebbe potuto scrivere. Ti insegno un procedimento ripetibile, applicabile a ogni personaggio e a ogni romanzo futuro.
Vedremo in questo modulo come si progettano e scrivono gli archi di trasformazione. In questo modulo analizziamo le tappe fondamentali che definiscono l’evoluzione, l’involuzione o la resistenza dei personaggi principali, che possono essere anche più di uno.
Lavoriamo su quattro strumenti. La voce, dove conta più quello che il personaggio non nomina mai di quello che dice. Il gesto, che mostra tutto in tre secondi senza una riga di spiegazione. L’oggetto, che dice quello che lui non direbbe. Il sottotesto, cioè due persone che parlano di una cosa terza mentre il lettore sente la prima. Poi la scena di prima apparizione, che è la più importante del romanzo perché è dove firmi il contratto con il lettore.
L’ultimo modulo è quello più importante perché ti mostro come si revisiona un romanzo trainato dai personaggi e quali domande devi porti per evitare lunghe riscritture. Chiudiamo con un piano di trenta giorni che ti guida nella prosecuzione della scrittura o della revisione del tuo romanzo.
Le domande si raccolgono lungo tutta la giornata, in chat e si affrontano tutte insieme dalle 17:30. È una scelta precisa e vale la pena spiegarla. Interrompere un modulo per rispondere a una domanda specifica spezza il ritmo per tutta l’aula e quasi sempre anticipa un contenuto che sarebbe arrivato dieci minuti dopo. Raccogliendole, invece, arrivo alle 17:30 con le domande già raggruppate per tema e rispondo una volta sola a quello che in cinque hanno chiesto in modo diverso.
Due criteri di precedenza: le domande sul proprio romanzo vengono prima delle domande teoriche e le domande che riguardano più persone vengono prima di quelle individuali. Chi ha una domanda che non può aspettare la scrive comunque: se blocca la comprensione del laboratorio in corso, la prendo subito.
Cosa ti porti a casa oltre alle dodici ore.
La scheda del tuo personaggio principale in una pagina sola, invece di trenta. È la risposta alla scheda di progettazione che nessuno finisce mai di compilare e che, mentre scrivi, non ti ricordi più.
Non è un PDF, è un compilatore digitale che ti aiuta a prendere decisioni chiare e precise sul cast del tuo romanzo. Ne compili i ruoli e il punto di vista e la scheda ti dice se il centro della storia è chiaro. Scegli chi racconta e ti spiega cosa comporta quella scelta e cosa rende impossibile raccontare. Inserisci la catena del personaggio, ferita, menzogna, desiderio, bisogno reale, la triade dei conflitti e l’operazione di evoluzione applicata e in un pannello a lato la scheda scrive da sola la direzione del tuo romanzo, con le tue parole. Segna i quattro punti dell’arco. E alla fine si autodiagnostica: spunti i cinque sintomi del cliché, rispondi al test dell’insostituibilità e ti dice se hai «una casella» o «un personaggio che tiene», con la prima cosa da cambiare.
Si salva da sola mentre scrivi, mostra a colpo d’occhio quante decisioni hai preso davvero, si stampa in una pagina da tenere accanto alla tastiera, si esporta per mandarla a me. E un pulsante genera il prompt già pronto per farti rileggere la scheda da un’intelligenza artificiale, con le domande giuste.
La mappa pratica delle dodici ore in forma scritta, modulo per modulo, con gli esercizi incorporati e quattro schede operative:
È l’oggetto della seconda lettura: quello che si tiene accanto alla tastiera quando la registrazione è troppo lunga da riguardare. PDF stampabile, in consegna a novembre 2026.
I trope divisi per famiglia, ruolo, dinamica, relazione, mondo, con la dinamica che ciascuno mette in moto e i modi tipici in cui si spegne nel cliché. Non un elenco di etichette: archetipi tradotti in comportamenti.
È il materiale che il pubblico italiano cerca e non trova. Una lettrice ha comprato un intero manuale perché cercava «una lista di trope e di cliché» e sul web non la trovava. Ti facilita il lavoro di scrittura, anche se non hai esperienze pregresse.
Per tre mesi entri in LabScrittore+, la nostra membership esclusiva: oltre 200 video lezioni pronte da studiare e ogni mese una nuova video lezione di approfondimento.
È il posto dove il lavoro delle due giornate continua: studi al tuo ritmo e approfondisci le tecniche che ti servono, un mese dopo l’altro.
Sono editor di romanzi da oltre dieci anni e agente letteraria: gli inediti passano dalla mia scrivania ogni giorno, ed è da lì che nasce tutto quello che hai letto fin qui. Sono co-fondatrice di LabScrittore e di Editor Romanzi e autrice di saggi di narrativa, fra cui Lezioni di narrativa per Dino Audino Editore.
Ma il lavoro sui personaggi l’ho conosciuto prima di tutto dall’altra parte della scrivania, come autrice. Quando i miei romanzi sono arrivati a Salani, uno degli elementi che ha fatto la differenza è stato proprio il personaggio principale: una figura con una voce precisa, un’identità forte e una presenza capace di sostenere il romanzo. Da quei libri sono poi nati anche interessi e cessioni di diritti per adattamenti televisivi. E prima ancora, applicando alla lettera lo stesso metodo, ho vinto un torneo letterario sotto anonimato, il Torneo IoScrittore 2020.
Non sono la maestra con la penna rossa. Sono una editor specializzata in strutture narrative e scrivo anche romanzi che hanno superato la selezione degli editori. Nei miei corsi condivido quello che imparo sul campo.
Hai avuto un imprevisto che ti impedisce di partecipare? Nessun problema. Se non ti interessa ricevere le registrazioni, perché vuoi vivere il corso live, potrai scegliere se spostare l’iscrizione alla prossima edizione oppure convertire il valore del corso in un credito da usare nel nostro store di LabScrittore.
In ogni caso, quello che hai investito non va perso.
Margheritaha lavorato sul sistema dei personaggi con Stefania«Ho trovato il corso molto utile, soprattutto a diventare più consapevole di come costruire un sistema di personaggi migliore.»
Francesca Marciha lavorato su trope e trama con Stefania«La tecnica dell’incastro mostra come partire dai trope per arrivare alla costituzione della trama.»
Maria Parisiha lavorato sul cast del suo romanzo fantasy con Stefania«Utile per individuare personaggi ridondanti nel mio progetto fantasy.»
Barbara Pieriha lavorato sui personaggi con Stefania«Personaggi vivi, veri, umani in tutto e per tutto, con relazioni reali.»
Martina Veglienzoneha lavorato sugli archi di trasformazione con Stefania«Assolutamente interessante il percorso dell’arco di trasformazione dei personaggi.»
Mariacristina Guarinoha lavorato sui trope con Stefania«Un vero e proprio tesoro per un romanziere, un’ispirazione continua grazie all’ampia gamma di dinamiche organizzate per tipologie.»
E da chi ha lavorato con il mio metodo di progettazione:
«Non ero in grado di progettare i personaggi da zero: se non li avevo visti in azione, non me li sentivo dentro.»
«Avevo preso la tangente su personaggi minori, scrivendo intere storie su di essi.»
«Stefania ha messo ordine nel mio caos.»
Posti rimanenti: … su 10
La differenza fra i due piani non è un file in più. È che nel Gold il lavoro che fai in aula sui tuoi personaggi torna indietro corretto: leggo le tue esercitazioni, ti dico dove il personaggio regge e dove no e cosa cambiare per primo. È la differenza fra aver seguito un corso e aver lavorato con un editor sul proprio romanzo.
No, ed è importante dirlo. Dal Progetto al Romanzo lavora sull’impalcatura del romanzo: idea, struttura, trama, architettura dell’opera. Trope Evolution prende uno solo degli assi di quella progettazione, il personaggio e lo estrae in un corso interamente dedicato: gerarchia del cast, evoluzione del trope e soprattutto il passaggio dalla scheda alla pagina, che nell’altro corso non c’è. Se hai fatto DPAR hai già l’impalcatura; qui costruisci il motore, cioè i personaggi che la trainano. Un romanzo ha bisogno di tutte e due.
Trope Formula era una masterclass di un paio d’ore sul concetto di trope. Trope Evolution è un corso strutturato su due giornate live, con otto moduli, esercitazioni pratiche sul tuo romanzo e il lavoro sulla resa in pagina. Chi ha seguito la masterclass e l’ha trovata utile in Trope Evolution trova tanti aggiornamenti operativi e tecniche narrative che per questioni di tempo non potevamo inserire in una masterclass.
Sì. Le registrazioni sono incluse in tutti i piani, con accesso a vita e sono disponibili poco dopo ogni giornata. Perdi solo lo spazio domande in diretta; le esercitazioni dei piani Gold e Max le consegni comunque entro 60 giorni.
Le esercitazioni si consegnano entro 60 giorni dal corso, fra novembre e dicembre 2026. Le correzioni arrivano nelle settimane successive alla consegna.
Dopo il corso hai sei mesi di tempo per inviarci il tuo romanzo all’indirizzo e-mail labscrittore@gmail.com in formato Word Doc o Docx. La valutazione comprende la lettura completa del romanzo e un report tecnico letterario. È un lavoro che faccio io, ed è il motivo per cui i posti del piano Max sono pochi.
Sì, scegliendo PayPal e Klarna come metodo di pagamento.
Va benissimo. Il corso è pensato per chi ha già qualcosa su cui lavorare: un’idea, dei personaggi, delle scene, un progetto o un romanzo in corso. Non serve arrivare con tutto definito.
È il dubbio più comune e ho una risposta che non è mia: «Avevo dei dubbi all’inizio, come se progettare i personaggi svilisse il senso della scrittura e della fantasia. Mi rendo conto adesso che non è per niente così.» Il metodo non sostituisce la tua voce: le dà una direzione.
Le domande si raccolgono in chat durante la giornata e si affrontano tutte insieme dalle 17:30, raggruppate per tema. Le domande sul proprio romanzo vengono prima di quelle teoriche. Se una domanda ti blocca durante un laboratorio, la scrivi comunque e la prendo subito.
Le iscrizioni chiudono venerdì 11 settembre. Sabato 12 alle 9:00 si comincia e quando esci dalla seconda giornata hai un cast di personaggi progettato, scritto, verificato, un piano di lavoro per i trenta giorni successivi e un romanzo che ha finalmente qualcuno a trainarlo.
Se hai fatto il workshop, sai già dove il tuo personaggio non regge. Se non l’hai fatto, adesso sai perché i personaggi che ricordiamo restano e gli altri no. In entrambi i casi, quello che manca è il lavoro. E il lavoro si fa in aula.
Posti disponibili: … su 50, di cui … su 10 del piano Max.